Una nuova isola è apparsa: non è una buona notizia e la colpa è solo nostra

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E’ comparsa improvvisamente, come fosse emersa dal nulla. Ma la sua origine è, in realtà, frutto di un processo lungo e allarmante

 

Le isole possono avere origine a partire da differenti processi, che variano in base alle caratteristiche dell’isola stessa. Pensate, ad esempio, alle isole vulcaniche, frutto delle eruzioni vulcaniche sottomarine, e più precisamente della lava accumulata.

 

Gli esempi continentali, ossia isole che una volta erano effettivamente parte di un continente, sono invece da attribuire alla separazione dovuta a fenomeni geologici, che spesso avvengono anche nelle profondità, come l’erosione marina.

 

Un’ulteriore categoria di isole sono quelle di origine corallina, come gli atolli, tra le più fragili e, dunque, maggiormente minacciate dai cambiamenti che stanno riguardando i mari nel corso degli ultimi anni, principalmente a causa del surriscaldamento globale.

 

Queste devono la propria nascita al fenomeno che porta un vulcano a sprofondare lentamente al di sotto del livello del mare: sullo stesso, però, i coralli proseguono la propria crescita dal fondale verso la superficie, fino ad originare vere e proprie strutture.

Un fenomeno che pare inarrestabile

Il processo che ha inesorabilmente condotto quest’isola ad apparire all’improvviso è da ricercare nel progressivo ritiro del ghiacciaio Alsek. Ci troviamo in Alaska, dove una serie di immagini satellitari NASA-Landsat sono state scattate, documentando il cambiamento che ha riguardato proprio questo lago

 

Il rilievo roccioso Prow Knob è ormai circondato dall’acqua, data la crescita del bacino idrico dai precedenti 45 chilometri quadri circa agli attuali 75 di superficie, il che ha generato inevitabilmente un fronte glaciale maggiormente instabile, perdipiù soggetto al fenomeno noto come calving, che consiste nel frequente distacco di blocchi di ghiaccio di dimensioni significative. 

Modifiche immutabili all’interno ambiente

E’ così che ha avuto origine un’isola, ora espansa per circa 5 chilometri quadrati, la cui scoperta rappresenta un evento cruciale per l’intera comunità scientifica, che analizzando fenomeni quali l’emersione di nuove coste o il deposito di sedimenti ha la possibilità, sempre in potenziale, di entrare in contatto con un archivio totalmente naturale includente forme di vita esistite nell’era glaciale e rimaste intrappolate proprio all’interno dei fossili che, dopo milioni di anni, tornano a vedere la luce. 

E’ proprio a partire da spunti come questi se i ricercatori hanno, così, la possibilità di ricostruire fedelmente tutti gli ecosistemi che hanno caratterizzato il passato evolutivo del nostro Pianeta, potendo apprendere ciò che è stato e trasmetterlo per il futuro. La Director della Fondazione Everblue, Daniela Dagnino, ha affermato che la responsabilità di un simile avvenimenti sia da imputare al cambiamento climatico, dunque all’azione dell’uomo capace di rivelarsi nociva nei confronti dell’ambiente circostante: è proprio a partire da ciò che la morfologia del nostro intero paesaggio sta subendo un progressivo ridisegnamento, con la scomparsa di habitat e l’improvvisa comparsa di elementi nuovi. A scriverlo è RivistaNatura.com.

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