Sempre più giovani hanno il cancro al colon: i medici lanciano l'allarme

Una generazione sempre più giovane sotto attacco: il cancro al colon cambia volto e prende di mira chi non se lo aspetta.
Per anni è stato considerato un male della maturità, una diagnosi che riguardava il dopo-cinquant’anni e che raramente sfiorava chi era nel pieno della vita. Oggi, però, il cancro al colon-retto sta rompendo questo schema, insinuandosi in fasce d’età sempre più giovani e sorprendendo medici e pazienti con la sua apparente imprevedibilità.
Non si tratta più di casi isolati né di anomalie statistiche. La curva epidemiologica si sta spostando con decisione, segnalando una trasformazione silenziosa ma profonda nel panorama oncologico globale.
E mentre cresce il numero dei casi sotto i 50 anni, cresce anche l’urgenza di capire cosa stia alimentando questa tendenza e come affrontarla con strumenti adeguati.
Un’attenzione rinnovata su questo tema è arrivata anche a seguito della scomparsa prematura di figure pubbliche, che hanno reso visibile una realtà già nota nei dati clinici. Ma al di là dell’impatto emotivo, è sul fronte della ricerca che si stanno tracciando nuove mappe di rischio, fattori predisponenti e strategie di prevenzione.
Comportamenti quotidiani sotto esame
I dati raccolti da uno studio internazionale pubblicato su The Lancet Oncology mostrano una crescita costante dei tumori del colon-retto nei giovani adulti in 27 dei 50 paesi analizzati. In testa restano Nord America ed Europa, ma aumenti significativi si registrano anche in Asia meridionale, Europa orientale e Sud America. Gli stili di vita moderni sembrano concorrere in modo diretto: abitudini alimentari sbilanciate, sedentarietà crescente, obesità, stress metabolico e scarsa aderenza ai controlli preventivi.
Le abitudini alimentari, in particolare, risultano sempre più sotto osservazione. L’eccessivo consumo di carne rossa e cibi ultra-processati, insieme a un’insufficiente assunzione di pesce e fibre, è stato associato a uno stato infiammatorio cronico che può predisporre allo sviluppo di cellule tumorali. A questo si aggiunge il paradosso dell’obesità: presente in molte diagnosi ma non sempre leggibile nei parametri clinici tradizionali, poiché spesso mascherata da cali di peso anomali prima della scoperta del tumore.
Eredità genetica e strumenti diagnostici emergenti
Accanto ai fattori ambientali e comportamentali, un ruolo determinante lo gioca la genetica. Mutazioni ereditarie come quelle associate alla sindrome di Lynch o alla poliposi adenomatosa familiare aumentano drasticamente il rischio di sviluppare il cancro al colon già in giovane età. Eppure, la consapevolezza di queste condizioni è ancora scarsa e i sintomi precoci spesso ignorati o confusi con disturbi minori. L’introduzione di test genetici specifici, come l’analisi metilomica delle feci proposta dal test COLOTECT®, rappresenta una possibilità concreta per intercettare le alterazioni molecolari prima che si manifestino con sintomi gravi.
Questa tecnologia, non invasiva e adatta anche ai pazienti più giovani, si basa sull’identificazione di biomarcatori come SDC2, ADHFE1 e PPP2R5C, associati allo sviluppo del carcinoma. Il nodo cruciale resta però l’accesso a questi strumenti. In molte regioni dell’Europa orientale e dell’Asia centrale, i programmi di screening sono frammentari o affidati all’iniziativa individuale. L’assenza di percorsi diagnostici sistematici ritarda l’identificazione precoce e riduce le probabilità di cura. Per invertire la rotta, servono campagne di sensibilizzazione rivolte non solo al pubblico, ma anche ai professionisti della salute, per aggiornare criteri di rischio e strategie di intervento.
