La vita ci scivola via mentre corriamo per inseguire degli obiettivi ma nel frattempo non ci godiamo nulla

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A furia di rincorrere mete future, perdiamo il presente sotto i piedi. Ogni passo accelera, ma nessuno si ferma a guardare dove si trova: e intanto la vita passa, senza che ce ne accorgiamo davvero

L’urgenza costante di arrivare da qualche parte sembra ormai una condizione abituale. La giornata è piena, i pensieri corrono, il corpo segue. Non ci si interroga più sulla direzione, ma solo sulla velocità

Ogni spazio si riempie, ogni momento si consuma in fretta, come se la lentezza fosse un lusso inutile o, peggio, una colpa. Eppure, dietro questa fretta si nasconde una profonda inquietudine

Correre non significa solo muoversi rapidamente: significa farlo senza attenzione, senza ascolto, senza cura. Quando tutto è urgente, nulla è davvero importante. E così si vive come se ci fosse sempre qualcosa di più in là, più avanti, da raggiungere a ogni costo.

Ma cosa resta, poi, del tragitto? Le giornate piene finiscono col diventare opache. Non si riconoscono più i volti vicini, non si assapora ciò che si ha, non si custodisce nulla. L’abitudine a dare tutto per scontato nasce proprio da questa corsa cieca: più si accelera, meno si vede.

La qualità nel tempo lento

La riflessione proposta è semplice, ma non banale. Fare tanto, fare tutto, farlo subito, non è necessariamente un merito. Anzi, spesso è una trappola. Quando si decide di rallentare, si recupera il contatto con ciò che c’è. Si riconosce il valore delle relazioni, delle piccole cose, dei gesti non produttivi ma significativi.

È una questione di sguardo. La lentezza permette di vedere, di capire, di scegliere. Di costruire in modo solido, pezzo dopo pezzo. Nessuna struttura regge se è stata messa in piedi di fretta. Le cose fatte bene, quelle che durano, richiedono tempo. E attenzione.

Non sei una macchina

L’illusione più pericolosa è quella di potersi comportare come strumenti: efficienti, infallibili, sempre attivi. Ma non siamo macchine. Non siamo la Ferrari, dice il professore. E non serve cercare di esserlo. Quel modello è inadatto alla fragilità e alla profondità della condizione umana. La fretta disumanizza, la lentezza restituisce senso.

La vera forza non sta nell’arrivare prima, ma nel sapere dove si è. Non si tratta di rallentare per fare meno, ma per vedere di più. Ogni passo può avere valore, se fatto con consapevolezza. E solo chi sa fermarsi, sa davvero vivere

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