La Via Lattea non è nata come pensavamo: nuove simulazioni cambiano tutto

Le stelle della nostra galassia raccontano una storia diversa da quella che pensavamo. Nuove simulazioni mettono in discussione l’ipotesi di una sola grande collisione primordiale
Per decenni gli astronomi hanno cercato di ricostruire l’infanzia della Via Lattea partendo dalla composizione delle sue stelle. La presenza di due popolazioni stellari con firme chimiche distinte, osservata anche nei pressi del Sole, ha alimentato l’idea che un’unica, gigantesca fusione galattica fosse responsabile della struttura attuale.
Ma ora un gruppo di ricercatori ha esplorato una prospettiva diversa: e se quel doppio schema non fosse l’eccezione, ma il risultato naturale di una varietà di processi evolutivi? Lo studio, pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, utilizza una serie di simulazioni ad alta risoluzione per analizzare trenta galassie simili alla Via Lattea.
Attraverso questi modelli virtuali, i ricercatori hanno scoperto che lo sdoppiamento chimico può emergere da dinamiche molto più complesse e variegate di quanto si pensasse, senza che sia necessario invocare un singolo evento catastrofico.
L’indagine si concentra su due gruppi di stelle: uno ricco di magnesio rispetto al ferro, l’altro con proporzioni inverse. Sebbene entrambi coprano un ampio intervallo di metallicità, seguono tracciati distinti quando si analizzano le loro abbondanze relative. Questo schema, noto come bimodalità chimica, è sempre apparso enigmatico per la sua chiarezza e persistenza all’interno del disco galattico.
Una galassia, molti percorsi evolutivi
Le simulazioni, sviluppate nell’ambito del progetto Auriga, mostrano che esistono diversi modi per produrre una struttura chimica sdoppiata. Alcune galassie simulano il fenomeno attraverso fasi alternate di formazione stellare intensa e periodi di quiete. Altre lo ottengono grazie a variazioni nei flussi di gas provenienti dal mezzo circumgalattico, ovvero la riserva di materia che circonda la galassia stessa.
In questo contesto, anche l’arrivo di materiale povero di metalli può giocare un ruolo decisivo. Tale gas, fluito dagli strati esterni verso il disco interno, può innescare una nuova generazione di stelle chimicamente distinte, creando così un secondo ramo nella popolazione stellare. L’esito non è il risultato di un singolo evento, ma il prodotto di una storia prolungata e sfaccettata.
Oltre la collisione con Gaia-Sausage-Enceladus
Queste scoperte mettono in discussione l’ipotesi dominante secondo cui la doppia struttura chimica fosse un’eredità diretta dell’antico scontro con la galassia minore Gaia-Sausage-Enceladus. Pur avendo lasciato segni significativi nella storia della Via Lattea, quella fusione non risulta più necessaria per spiegare la divisione chimica osservata. Secondo i nuovi modelli, la varietà delle sequenze chimiche dipende fortemente dalla cronologia della formazione stellare e dalla gestione del gas disponibile nel tempo.
Questa visione più articolata dell’evoluzione galattica apre la strada a un cambiamento di paradigma; galassie simili possono seguire percorsi differenti e raggiungere strutture comparabili. Le osservazioni future, condotte da telescopi come JWST o dai futuri strumenti da 30 metri, potranno verificare se la bimodalità chimica sia davvero una peculiarità della Via Lattea o una manifestazione comune nell’universo.
