Fare una cacio e pepe a regola d'arte è possibile grazie alla fisica: l'intuizione di questi scienziati

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Dietro un piatto tanto semplice quanto delicato si nasconde un equilibrio instabile, dove il confine tra la cremosità e il disastro si misura in pochi secondi e pochi gradi. 

Chi ha tentato almeno una volta di preparare la cacio e pepe lo sa: basta poco perché la magia svanisca e si trasformi in un ammasso grumoso e oleoso. Ma cosa accadrebbe se a guidarci fosse la fisica dei fluidi?

Tra le ricette della tradizione italiana, la cacio e pepe rappresenta uno degli emblemi più celebrati e insidiosi. Apparentemente elementare, richiede solo pasta, pecorino e pepe, ma nella pratica il procedimento si rivela spesso fallace. Il formaggio tende a separarsi, la salsa impazzisce, e il risultato tradisce l’intenzione iniziale. Non è un caso se, nel tempo, la comunità gastronomica ha cercato di decodificare il procedimento, affidandosi a trucchi empirici o a tecniche di compromesso.

Il punto critico risiede nella fase di emulsione: l’incontro tra il grasso del formaggio e l’acqua della pasta è quanto di più instabile esista in cucina. Per chi non dispone di una conoscenza chimico-fisica, l’interazione tra amidi, proteine e temperatura resta un territorio opaco. Eppure, sotto la lente della fisica, tutto questo assume una logica misurabile. Un gruppo internazionale di ricercatori ha deciso di affrontare la questione come un problema scientifico, e non solo gastronomico.

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Physics of Fluids”, analizza il comportamento di fase della salsa cacio e pepe come se fosse una sospensione complessa. Gli autori, provenienti da istituzioni tra cui l’Università di Padova, il Max Planck Institute di Dresda e l’Università di Barcellona, hanno lavorato con l’obiettivo di comprendere, attraverso modelli fluidodinamici, perché la salsa si comporti in modo così instabile, e soprattutto come stabilizzarla in modo riproducibile.

Come funziona una salsa senza grumi

Per affrontare la questione in termini scientifici, il team ha osservato come la temperatura, la concentrazione di solidi e la quantità di amido influenzino il comportamento della miscela. Il pecorino, ricco di grassi e proteine, forma in acqua una sospensione che può separarsi facilmente se non è mantenuto entro precisi parametri. L’elemento chiave è la presenza di una concentrazione adeguata di amido, che agisce come stabilizzatore del sistema, impedendo la precipitazione dei solidi e favorendo la coesione della salsa.

Secondo i dati raccolti, il punto critico di transizione tra una salsa stabile e una instabile si colloca quando la frazione d’amido raggiunge una soglia compresa tra il 2 e il 3% del peso del formaggio. Al di sotto di questa soglia, si osservano fenomeni di separazione di fase: la componente acquosa si distacca, e il formaggio forma aggregati grumosi. Superata questa soglia, invece, si stabilisce un equilibrio termodinamico che consente alla salsa di restare cremosa e omogenea per tempi sufficienti alla mantecatura.

La ricetta premiata dalla scienza

Grazie a questa analisi, il gruppo di ricerca ha identificato una procedura sperimentale per ottenere una cacio e pepe perfettamente emulsionata: basta integrare amido aggiuntivo, ricavato ad esempio da acqua di cottura più concentrata o da amido alimentare puro, fino a raggiungere la soglia critica. Il risultato non è solo una salsa più gradevole, ma anche una significativa riduzione dello spreco di formaggio, che altrimenti verrebbe scartato a causa della separazione.

Per questa intuizione, che ha unito rigore scientifico e cultura gastronomica, gli autori sono stati insigniti del premio IgNobel per la fisica. Un riconoscimento ironico solo in apparenza, perché dimostra come anche un problema quotidiano, se affrontato con metodo, possa rivelare dinamiche profonde e applicazioni inattese.

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