“Essere Interrogati è Inutile”, mai frase fu così sbagliata: la risposta del professore

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Molti studenti la vivono come una tortura inutile, un esercizio di memoria forzata o, peggio, un’umiliazione pubblica. Eppure essere interrogati non è soltanto un passaggio scolastico: è l’allenamento più concreto che esista all’arte, rara e cruciale, del saper parlare in pubblico.

La scuola, da sempre, è accusata di essere distante dalla realtà. Troppe nozioni, troppa teoria, poche competenze utili per il mondo del lavoro. Tra le pratiche più sottovalutate e criticate c’è proprio l’interrogazione orale, vissuta spesso come un rituale sterile o un’esibizione ansiogena, senza apparente ricaduta concreta.

Ma qualcosa non torna. Perché poi, alla prova dei fatti, nel momento in cui si entra davvero nel mondo esterno, che sia un colloquio, una presentazione, un confronto professionale, la vera discriminante non è il voto in pagella. 

È la capacità di comunicare, di sostenere un discorso, di proporre un’idea con sicurezza e chiarezza. E quella competenza, nella forma più essenziale, si costruisce proprio in classe.

L’interrogazione è una palestra in cui si impara ad ascoltare una domanda, a comprenderla al volo, a strutturare una risposta coerente e comprensibile. Non conta ricordare il principio di Newton in sé, ma riuscire a raccontarlo, farlo proprio, tradurlo in parole che abbiano senso per chi ascolta. È qui che nasce la vera differenza.

Allenamento alla complessità

Davanti a un selezionatore, non vince sempre il più preparato sul piano teorico. Vince chi sa parlare, chi sa costruire un ponte tra quello che ha imparato e ciò che l’altro si aspetta. A parità di titolo di studio, vince chi ha una visione, chi sa raccontarla con entusiasmo e competenza. La scuola che interroga non è una scuola che giudica soltanto: è una scuola che educa all’espressione, alla responsabilità del dire.

Certo, non tutti i contenuti resteranno nella memoria per anni. Ma gli strumenti per comunicare idee, quelli sì. E chi ha imparato a sostenere una spiegazione sotto pressione ha già un vantaggio decisivo, che si rivela quando meno se lo aspetta. Parlare con convinzione è un’abilità trasversale, che nessuna intelligenza artificiale o curriculum potrà mai sostituire del tutto.

Oltre la nozione, la persona

Rinunciare all’interrogazione significa privarsi di un’occasione unica: quella di mettersi in gioco. Ogni volta che uno studente si alza e prova a spiegare un concetto, non sta solo dimostrando se ha studiato. Sta allenando la propria capacità di pensare in tempo reale, di affrontare l’imprevisto, di sostenere uno sguardo e un giudizio. È un esercizio di maturità, ben più della semplice acquisizione di contenuti.

Essere interrogati non è inutile. È, anzi, uno dei pochi momenti in cui la scuola si confronta direttamente con la realtà della vita adulta. Parlare, spiegare, proporre: tutto nasce da lì. E tutto, prima o poi, ci riporta proprio lì. Davanti a qualcuno che ci ascolta e vuole capire chi siamo.

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