Energia dall'acqua: come funziona l'idroelettrico e perché è così importante

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Nel cuore delle Alpi, tra dighe e turbine, l’acqua racconta una storia di energia e ingegno. L’idroelettrico, nato dall’intuizione dei mulini, è oggi un pilastro invisibile ma decisivo della nostra quotidianità energetica.

L’elettricità non nasce dal nulla, ma prende forma trasformandosi. Questo principio, tanto semplice quanto potente, guida il funzionamento delle centrali idroelettriche, dove la natura diventa infrastruttura. È l’acqua, in caduta dalle montagne, a fornire l’energia iniziale. 

Un’energia che, grazie alla gravità, percorre un lungo viaggio fatto di condotte, turbine e trasformatori fino a raggiungere le nostre case. Nel panorama montano della Valtellina, le centrali idroelettriche sono modellate sul territorio. Qui l’acqua del fiume Adda viene intercettata attraverso opere di presa e convogliata in bacini artificiali. 

Dighe come quella di Cancano svolgono un ruolo chiave: accumulano l’acqua e permettono di programmare la produzione di energia in base alla domanda. Questo controllo è essenziale per garantire efficienza e continuità.

La fisica descrive chiaramente ogni passaggio. Quando l’acqua è raccolta in quota, possiede energia potenziale gravitazionale. Appena inizia la discesa, questa energia si trasforma in energia cinetica. Lungo le condotte forzate, costruite per resistere a pressioni elevate, l’acqua accelera e raggiunge la centrale. A questo punto, la forza del flusso mette in rotazione le turbine. È qui che inizia la vera magia.

Come l’acqua diventa elettricità

Il movimento delle turbine, generato dall’acqua in caduta, si trasmette all’alternatore, un dispositivo in grado di convertire l’energia meccanica in energia elettrica. Il risultato è corrente alternata, pronta per essere trasportata. Grazie a speciali trasformatori, la tensione viene elevata per minimizzare le perdite durante la distribuzione sulla rete nazionale. L’elettricità così prodotta può finalmente raggiungere utenze domestiche e industriali.

Turbine come la Pelton, progettate per lavorare ad alta pressione, rappresentano il punto d’incontro tra precisione meccanica e adattamento ambientale. Non si tratta solo di tecnologia, ma di un sistema che funziona in sinergia con il ciclo naturale dell’acqua. Per questo, ogni miglioramento impiantistico punta oggi all’efficienza più che alla costruzione ex novo: digitalizzazione, impianti di pompaggio e manutenzione predittiva sono le nuove frontiere.

Numeri e futuro dell’idroelettrico

L’idroelettrico rappresenta la prima fonte rinnovabile in Italia. Tra il 2012 e il 2021 ha contribuito in media per il 42% alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Solo le dighe di Cancano e San Giacomo, con oltre 180 milioni di metri cubi di capacità utile, generano ogni anno circa 620 gigawattora, abbastanza per soddisfare il fabbisogno di oltre 230.000 famiglie.

L’intuizione risale a più di un secolo fa: nel 1908 il Comune di Milano e la società A avviarono la costruzione di questi impianti alpini. Le prime dighe arrivarono nel 1922, segnando una svolta. In un paese come l’Italia, ancora dipendente dall’importazione energetica, l’idroelettrico resta una delle poche risorse interne stabili, pulite e strategiche. E proprio per questo, è fondamentale continuare a studiarla.

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