3I/Atlas, un astrofisico di Harvard afferma che possa essere una navicella extraterrestre: che prove ci sono?

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E se si trattasse davvero di una tecnologia costruita ad hoc dai nostri “vicini” per tenerci d’occhio? La folle ipotesi prende piede…

 

Parliamo di un tema capace fin dall’alba dei tempi di intrigare e non poco l’essere umano, lasciandolo a metà tra una sensazione di curiosità e una di timore, perché ci si va ad occupare di un qualcosa di ignoto, incerto ed imprevedibile.

 

Gli extraterrestri sono senza dubbio tra gli esseri più affascinanti che le nostre menti siano state capaci di creare, già secoli fa. Ma a stuzzicare è proprio la possibilità che questi stessi individui possano, un giorno, palesarsi dinnanzi a noi.

 

Una visita improvvisa, che per qualcuno è già certezza, anche se c’è una generale incapacità di definire quando e in che modo ciò potrà avvenire, se si tratterà di un rapido passaggio o di una vera e propria invasione.

 

Gli organi di ricerca scientifici, tuttavia, fanno sapere che fino ad ora nessun tipo di testimonianza, in particolar modo riferendosi a veicoli in viaggio verso la Terra, siano stati individuati dagli apparecchi di ultima generazione impiegati.

E se fosse davvero questa la realtà?

L’astrofisico Avi Loeb dell’Università di Harvard ha lanciato un’ipotesi che ha gettato immediatamente nello scompiglio l’intera comunità. La cometa 3I/Atlas, che sta compiendo la propria orbita ravvicinatamente al nostro Pianeta potrebbe, in realtà, essere una creazione artificiale, proveniente da una regione remota della galassia, con probabilità, dunque, che sia stata fabbricata da una popolazione extraterrestre. 

 

Il motivo per cui Loeb si è sbilanciato particolarmente verso questa tesi è da ricercare nella sua traiettoria iperbolica, che conduce la cometa a compiere passaggi ravvicinati anche a Marte, Venere e Giove. Chiaramente, bisogna evidenziarlo, prove a supporto di questa tesi, almeno al momento, non esistono, nonostante sia del tutto lecito e comprensibile che i ricercatori valutino diversi scenari, anche particolarmente improbabili, a patto che risultino compatibili con i dati raccolti. 

E’ ancora troppo presto per affermarlo

Un’eventuale artificialità nella cometa potrebbe davvero cominciare a prendere piede come alternativa unicamente nel caso in cui diversi fattori compaiano in modo combinato: si parte dalla traiettoria, che dovrebbe seguire un moto non spiegabile da processi fisici attualmente noti, passando per la composizione chimica, che dovrebbe risultare anomala, fino a terminare con l’eventuale presenza di una struttura modulare, per esempio, all’interno della chioma

 

Nel frattempo si stanno portando avanti differenti approfondimenti che mirano a determinare il sistema stellare da cui 3I/Atlas proviene effettivamente. La sua orbita è stata integrata a ritroso con vari dati relativi a stelle già note alla comunità, permettendo di calcolare la distanza minima di avvicinamento tra stelle e cometa, fino a scoprire che ben 25 corpi celesti siano stati riguardati da un passaggio di 3I/Atlas ad una distanza inferiore al parsec. A riportarlo è Media INAF.

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